Sei altipiani alpini da percorrere tra prati, pascoli, malghe e paesi
Un altipiano si capisce meglio seguendo una strada che collega due malghe, osservando dove finisce un prato falciato o aspettando il trenino che unisce i paesi. Sono indizi più precisi dei campanacci e delle baite fotografate da lontano. I sei itinerari di questa guida permettono di vedere sei modi diversi di usare la montagna: sfalcio, pascolo, gestione dell’acqua, insediamenti stagionali, collegamenti e accessi regolati.
Le proposte vanno da quaranta minuti a circa tre ore e partono da punti identificabili. Alcune attraversano superfici agricole attive, altre seguono strade utilizzate anche da chi lavora. Per questo conviene conoscere il percorso prima di partire e lasciare liberi prati, cancelli e vie di servizio. L’obiettivo è godersi una passeggiata bella e, nello stesso tempo, capire che cosa si sta guardando.
Alpe di Siusi: attraversare prati, rii e lembi di bosco
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Sull’Alpe di Siusi, il sentiero Hans e Paula Steger parte da Compaccio, vicino alla chiesa di San Francesco, e arriva a Saltria. L’itinerario misura 8,7 chilometri e circa due ore, con 301 metri di salita e 475 di discesa. I sentieri 30 e 12 collegano Compaccio, lo Steger-Dellai, un’antica via d’alpeggio tra corsi d’acqua, bosco e prati, e infine Saltria.
La varietà del tracciato aiuta a distinguere usi differenti. Un prato da sfalcio ha spesso un’altezza più uniforme e deve restare libero fino al taglio; un pascolo mostra erba consumata in modo irregolare, recinti e punti di passaggio degli animali. Sono segnali da osservare dal sentiero, senza attribuire automaticamente la stessa funzione a ogni appezzamento.
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La gita è lineare: per il rientro la scheda indica l’Almbus 11 da Saltria. Orari e stagione di esercizio vanno verificati prima di salire. Anche l’accesso all’altopiano è regolato; cabinovia e autobus evitano di dipendere dai posti auto e dalle limitazioni correnti. Compaccio, Saltria e il trasporto di ritorno devono comparire insieme nel programma.
Altopiano di Asiago: una strada di malga fino al Monte Cimon
Sull’Altopiano di Asiago, dal piazzale del Rifugio Campomulo parte l’itinerario per Monte Longara. La guida escursionistica locale indica 7,8 chilometri, 230 metri di salita e circa due ore e un quarto. La sterrata sale al monumento dedicato a Giovanni Paolo II; da qui una deviazione conduce all’osservatorio della Grande Guerra sul Monte Cimon, poi il percorso continua lungo la dorsale verso Malga Longara davanti e rientra sullo stesso tracciato.
La mappa escursionistica segnala Malga Longara di dietro e Malga Busafonda-Campomulo. Il percorso descritto raggiunge Malga Longara davanti: “davanti” e “di dietro” identificano due punti distinti, da non confondere quando si legge la carta. Strade bianche, edifici e pascoli formano una rete usata anche per gli spostamenti dell’alpeggio.
Il belvedere del Monte Cimon aggiunge una lettura utile. Dall’alto si riconoscono la conca centrale, i dossi delle Melette e la distribuzione di boschi e spazi aperti. Lungo la sterrata possono transitare mezzi di lavoro: si cammina sul margine sicuro, si lascia libero il passaggio e si segue ogni deviazione temporanea indicata sul posto.
Lessinia: capire perché ogni pozza conta
Dal parcheggio di Camposilvano, vicino al museo geopaleontologico, l’anello della Valle delle Sfingi attraversa uno dei paesaggi più riconoscibili della Lessinia. Si passa fra forme calcaree, Malga Buse di Sotto e di Sopra, Croce dei Norderi e Rifugio Lausen, poi si rientra passando dal Covolo di Camposilvano. Il percorso misura 8,4 chilometri e richiede circa tre ore, con 300 metri di dislivello e difficoltà facile-media.
Il calcare lascia filtrare rapidamente la pioggia e l’alta Lessinia possiede pochissima acqua superficiale. Le superfici alte costituiscono una vasta area di pascolo, gestita soprattutto con bovini e anche con ovini, caprini ed equini. Per l’alpeggio è quindi essenziale trattenere l’acqua in superficie: le pozze impermeabilizzate sono infrastrutture zootecniche, oltre che piccoli ambienti umidi.
Dopo il passaggio del bestiame, una pozza può avere acqua torbida e sponde calpestate e continuare a svolgere la funzione prevista. Va osservata da fuori, senza entrarci o lasciare che un cane la raggiunga. Nelle vicinanze delle mandrie il Parco chiede una distanza di sicurezza e prescrive il guinzaglio per i cani. Il percorso mette così in relazione roccia, scarsità d’acqua e presenza delle malghe con pochi chilometri di cammino.
Prato Piazza: il lavoro al margine dei duemila metri
A Prato Piazza basta un tragitto breve per vedere quanto si restringa lo spazio utilizzabile in quota. Dal parcheggio dell’altopiano il sentiero forestale 37 raggiunge il Rifugio Vallandro: 2,4 chilometri, 60 metri di salita e circa 40–60 minuti. La quota rimane attorno ai 2.000 metri e il fondo ampio rende la passeggiata accessibile a molti camminatori.
A circa duemila metri di quota, dal sentiero si distinguono superfici erbose regolari, zone segnate dal passaggio del bestiame, larici e pendii detritici. Un terreno regolare e raggiungibile può consentire lo sfalcio; sui settori ripidi o pietrosi sono più praticabili il pascolo oppure l’assenza di uso agricolo. Sono indizi, non etichette certe: esposizione, suolo e gestione locale contano quanto l’aspetto del prato.
L’accesso stradale e il servizio di autobus seguono regole stagionali. Il portale di Prato Piazza pubblica modalità e disponibilità correnti; conviene consultarlo alla vigilia senza affidarsi a orari memorizzati da una visita precedente. A questa altitudine anche una passeggiata corta richiede protezione dal sole, acqua e uno strato per il vento.
Alpe Devero: leggere l’alpeggio passando da un nucleo all’altro
Il percorso più utile per comprendere l’Alpe Devero parte dal posteggio terminale, sale alla chiesetta e attraversa la piana verso Crampiolo. Da qui prosegue per Vallaro e Fontanelle, scende a Cantone e completa il giro passando per Giavina, Alsone e Pedemonte. L’anello misura 6,2 chilometri e 145 metri di salita, su piste sterrate e larghi sentieri classificati facili.
Il pregio dell’anello è la successione dei nuclei. Baite, fontane, prati e collegamenti mostrano un alpeggio distribuito fra più edifici. Crampiolo, Vallaro e Fontanelle si susseguono prima della discesa verso Cantone e del giro della piana. Le distanze fra gli insediamenti spiegano la funzione delle strade molto meglio di una sosta nel solo centro di Devero.
Alcune piste servono anche alla manutenzione e ai collegamenti locali. Lasciare libere le vie di servizio significa evitare soste in mezzo al tracciato e spostarsi con calma quando arriva un mezzo. L’area è protetta e molto frequentata: accessi, parcheggi e regole per i cani vanno controllati sul sito dell’Ente prima della visita.
Renon: camminare in una direzione e rientrare in treno
Il Renon permette di costruire una giornata senza automobile: funivia da Bolzano a Soprabolzano, cammino fino a Collalbo e rientro con il treno a scartamento ridotto. La Freud Promenade, segnavia 35, attraversa boschi e prati passando per Stella: 6 chilometri e circa un’ora e un quarto, con 123 metri di salita. Il percorso può essere seguito in entrambe le direzioni.
Tra Soprabolzano, Stella e Collalbo si incontrano masi, prati e piccole aree boscate. La possibilità di salire sul treno a Stella offre anche un’uscita intermedia se il cammino risulta troppo lungo. Lungo la passeggiata le indicazioni ufficiali chiedono di restare sul tracciato e non calpestare i prati.
Il treno del Renon fu inaugurato nel 1907 e trasportava persone e merci fra Bolzano e l’altopiano. Oggi collega durante tutto l’anno Soprabolzano, Costalovara, Stella e Collalbo. Il servizio conserva una funzione quotidiana accanto all’attrattiva turistica. Gli orari correnti di funivia e treno si controllano insieme prima della partenza.
Scegliere la passeggiata e comportarsi nei pascoli
Prato Piazza offre la gita più breve e semplice; Devero l’anello più completo fra nuclei abitati. Alpe di Siusi e Renon funzionano bene con il trasporto pubblico e richiedono di pianificare il rientro. Asiago unisce malghe e storia, mentre la Lessinia mostra con particolare chiarezza il rapporto fra calcare, acqua e allevamento.
Nei pascoli si resta sul percorso, si lascia ogni cancello come lo si trova e si evita di fermarsi davanti a stalle, abbeveratoi e accessi agricoli. I prati pronti per lo sfalcio vanno tenuti liberi anche quando sembrano il posto perfetto per un picnic. Con il bestiame si mantiene una distanza ampia e si seguono le indicazioni locali per i cani; se il tracciato è occupato, si attende o si torna indietro invece di passare fra gli animali.
Restando sul percorso si vedono meglio le differenze fra fieno e pascolo, fra una strada turistica e una pista di servizio, fra una pozza naturale e una riserva d’acqua costruita. Al termine del percorso sarà più facile ricordare un dettaglio concreto: perché in Lessinia si conserva l’acqua, come sono collegati i nuclei di Devero o a che cosa serve ancora il treno del Renon.
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