Alpeggi in Valle d’Aosta: sei luoghi per capire il lavoro tra prati, mandrie e formaggi
Nei Prati di Sant’Orso, all’ingresso di Cogne, l’estate lascia segni molto concreti. Accanto all’erba ancora alta compaiono fasce già falciate; più avanti, sulle superfici disponibili, possono arrivare gli animali al pascolo. La distesa davanti al Gran Paradiso misura 551.131 metri quadrati, è tutelata dal 1939 e continua a produrre foraggio. Non è un prato ornamentale, anche se da lontano può sembrarlo.
È un buon punto da cui cominciare a capire gli alpeggi valdostani, perché mostra un passaggio che spesso sfugge: mentre le mandrie salgono verso i pascoli in quota, i prati di fondovalle vengono sfalciati e il fieno accumulato servirà durante l’inverno. La produzione estiva coinvolge quindi luoghi distanti fra loro, persone con compiti differenti e spostamenti che non compaiono in una fotografia della malga.
Per osservare questo lavoro senza intralciarlo si può seguire un itinerario attraverso la regione. Cogne permette di partire dai prati; in Val Ferret si cammina fino agli edifici d’alpeggio; ad Alpenzu si scopre perché fieno e cereali hanno influenzato l’architettura walser; a Dondena la strada rivela quanto contino le distanze. Due musei permanenti, a Valtournenche e Valpelline, completano ciò che all’aperto non è sempre visibile. Non occorre chiedere di entrare in una stalla: sentieri pubblici e luoghi di visita sono sufficienti.
Cogne: l’alpeggio comincia dai prati rimasti a valle
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Il prato di Sant’Orso si raggiunge a piedi dal paese e può essere costeggiato durante una giornata nella Val di Cogne, senza trasformarlo in un’area da picnic. Dal sentiero si vedono bene le differenze; attraversare l’erba alta significa invece schiacciare il raccolto prima dello sfalcio. Il Parco Nazionale Gran Paradiso ricorda espressamente che il calpestio dei prati da fieno può compromettere il taglio. Per questo restare sui percorsi esistenti è una precauzione agricola, prima ancora che una regola di buona educazione.
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Conviene guardare il prato per parti. Le zone già tagliate hanno un colore e un’altezza diversi; i tratti ancora da falciare conservano erba più lunga; sulle superfici disponibili possono comparire gli animali. Anche il sistema di irrigazione è cambiato: l’antica rete di canali è oggi in larga parte sostituita da condotte e irrigazione a pioggia. Quello che sembra un grande spazio uniforme è dunque il risultato di sfalcio, irrigazione e pascolamento, eseguiti in tempi diversi.
È la tappa più semplice della selezione e funziona bene anche con i bambini, purché si rimanga sul cammino. Mostra il rapporto fra la salita estiva delle bovine e il foraggio che le nutrirà quando torneranno più in basso.
Val Ferret: dalla fine della strada ad Arp Nouva
In fondo alla Val Ferret, ad Arnouva, lo sguardo sale facilmente alle pareti del massiccio del Monte Bianco. Il tratto del Tour du Mont-Blanc parte dalla località a 1.775 metri e raggiunge l’alpeggio di Arp Nouva Meiten, a circa 2.005 metri. L’itinerario misura 1,6 chilometri, guadagna circa 220 metri e richiede orientativamente 30–40 minuti. La guida a Courmayeur aiuta a collocare questa breve salita nel resto della valle.
È una camminata breve ma in salita, adatta a chi vuole raggiungere un alpeggio senza impegnarsi per l’intera giornata. Lungo il percorso si incontrano pascoli, fabbricati e vie di servizio che collegano strutture lontane dal fondovalle. La presenza di una traccia escursionistica non rende però pubblico tutto ciò che le sta intorno: cortili, locali di lavorazione e stalle restano spazi di lavoro privati, salvo un invito esplicito.
Prima di partire va controllata la mobilità della Val Ferret, regolata in modo diverso secondo periodo, affluenza e condizioni della strada. È meglio verificare il collegamento fino ad Arnouva e l’ultimo rientro sulle pagine ufficiali di Courmayeur o del trasporto locale, invece di affidarsi all’orario salvato mesi prima. Se prosegue verso il rifugio Bonatti, la breve visita diventa un’escursione differente e va valutata per intero, compresi dislivello, meteo e tempi di ritorno.
Alpenzu: il fieno ha bisogno di un edificio ben costruito
Sopra Gressoney-Saint-Jean, il villaggio di Alpenzu Grande mette in relazione pascoli e architettura. L’itinerario parte da Ondre Perletoa, a 1.424 metri, e sale su una mulattiera ripida, indicata inizialmente come sentiero numero 6, fino al nucleo a 1.779 metri. Da Alpenzu il percorso descritto prosegue verso Alpenzu Piccolo e Léschelbalmò: le due ore e un quarto e i 478 metri di dislivello riportati nella scheda riguardano l’intero itinerario, non la sola salita al primo villaggio.
Nel villaggio si riconoscono gli stadel di tradizione walser. Il fienile poggia su sostegni che ricordano grandi funghi: un elemento verticale in legno e, sopra, un disco di pietra chiamato musblatte. La separazione dal terreno aiuta a proteggere il foraggio dall’umidità e rende più difficile l’accesso ai roditori. È una soluzione tecnica facile da osservare dall’esterno e mostra quanto fosse importante conservare bene il fieno.
Alpenzu conserva inoltre forno, fontana e cappella, circondati da prati che in passato accompagnavano coltivazioni di segale, orzo, avena e patate. Nella valle si produce la Toma di Gressoney, formaggio tradizionale realizzato da un numero limitato di piccoli alpeggi e caseifici. Attraversare Alpenzu non garantisce però che quel giorno ci siano produzione visibile o vendita. Per acquistare direttamente occorre individuare prima un produttore e verificarne modalità e apertura.
Dondena: una conca collegata da una strada di lavoro
Sopra Champorcher, la salita verso la conca di Dondena segue una strada poderale dai pressi di Cort e raggiunge il rifugio a 2.192 metri. Il punto in cui lasciare l’auto e le eventuali limitazioni al traffico possono cambiare; la parte stabile dell’itinerario è il proseguimento a piedi. A differenza di Alpenzu, qui l’interesse non è concentrato in un villaggio. Pascoli, torrenti, edifici e collegamenti occupano tutto il vallone.
La strada ampia non è un sentiero sovradimensionato per la comodità degli escursionisti. Serve a raggiungere strutture e animali, a portare materiali e a muoversi in un ambiente dove ogni trasporto richiede tempo. L’itinerario che da Dondena scende verso Champorcher passa anche dagli alpeggi di Champlong e Créton: chi sceglie una traversata più lunga deve calcolare il percorso completo e organizzare il rientro, non aggiungerli come una deviazione improvvisata.
Durante la salita possono transitare mezzi autorizzati o mandrie. In quel caso si lascia libero il passaggio, si mantiene distanza dagli animali e si seguono le indicazioni di chi li conduce. I cancelli si richiudono se erano chiusi e si lasciano aperti se erano aperti. Sono gesti elementari, ma evitano di creare un problema concreto a chi utilizza il vallone dopo il passaggio degli escursionisti.
Valtournenche: entrare in un rascard per capire l’alpeggio
Una giornata di pioggia non obbliga a rinunciare all’argomento. Nel centro di Valtournenche, la Maison de l’Alpage occupa l’antico Rascard d’Entrèves e dedica un’esposizione permanente alla vita pastorale. Il piano inferiore conserva l’ambiente delle vecchie stalle; il percorso spiega l’architettura degli alpeggi, l’uso delle risorse fra fondovalle e quota, l’alternanza fra erba fresca e fieno e la trasformazione dal latte al formaggio.
È la tappa più utile per dare un nome ai compiti che all’aperto si vedono solo per frammenti. In un alpeggio lavorano insieme il pastore, chi lo aiuta con la mandria, il casaro, chi munge due volte al giorno, chi pulisce le stalle, mantiene le condotte d’acqua o trasporta viveri e materiali. La squadra segue i tempi degli animali e della lavorazione, non quelli dei visitatori.
La mostra è permanente, mentre orari, giorni di apertura e visite accompagnate possono variare. Vanno controllati sulla scheda ufficiale prima di programmare lo spostamento. È una verifica particolarmente importante fuori dall’alta stagione.
Valpelline: che cosa accade alla forma dopo l’alpeggio
Il Museo della Fontina, in località Frissonière a Valpelline, segue il prodotto oltre la mungitura e la lavorazione. Il centro visitatori è collegato ai magazzini ricavati nella roccia di un’antica miniera di rame, dove le forme maturano in condizioni adatte. La visita passa dalla storia del formaggio alle operazioni che continuano per settimane: rivoltare, salare e strofinare le forme per accompagnare lo sviluppo della crosta.
Il disciplinare stabilisce che la Fontina sia prodotta nell’intero territorio valdostano con latte intero di vacche valdostane e degli incroci ammessi. Il latte può essere crudo oppure termizzato, cioè sottoposto a un riscaldamento più lieve della pastorizzazione, e provenire da una o più mungiture consecutive; deve essere avviato alla lavorazione entro 40 ore dalla prima mungitura. Il marchio viene impresso soltanto dopo almeno 80 giorni di maturazione e dopo i controlli previsti. Il formaggio non è quindi pronto quando esce dalla pressa: il lavoro dell’alpeggio produce una forma giovane; quello del magazzino determina se potrà diventare Fontina DOP.
Anche in questo caso occorre verificare apertura e modalità della visita, che può richiedere prenotazione. È una tappa adatta a chi vuole capire il processo con precisione e a chi preferisce non affidare l’intera giornata al meteo.
Come riconoscere la menzione “alpeggio”
“Fontina d’alpeggio” è un’espressione diffusa, ma il disciplinare usa il nome esatto Fontina DOP con menzione “alpeggio”. Può essere usato per le forme ottenute trasformando esclusivamente latte munto presso siti d’alpeggio. Non si tratta quindi di una seconda DOP né di una descrizione libera applicabile a qualunque Fontina prodotta in estate.
Sulla forma intera c’è un controllo semplice: le produzioni d’alpeggio hanno una placchetta di caseina verde sullo scalzo e un codice alfanumerico che inizia con la lettera A. Anche la veste grafica dedicata cambia, con il logo bianco su fondo verde. Se il formaggio è già porzionato, la confezione deve riportare la denominazione commerciale prevista; per sapere che cosa si sta acquistando è più affidabile leggere quella dicitura che fidarsi di una generica immagine di mucche al pascolo.
Quale tappa scegliere
Per una passeggiata facile dal paese, i Prati di Sant’Orso sono il punto più immediato. Arp Nouva richiede una salita breve ma decisa e avvicina agli edifici d’alpeggio. Alpenzu unisce cammino, storia degli insediamenti e tecniche costruttive. Dondena occupa più tempo e mostra il peso dei collegamenti in quota. Maison de l’Alpage e Museo della Fontina sono le alternative più complete per seguire il processo o quando il maltempo impedisce un’escursione.
In nessuno di questi luoghi la riuscita della visita dipende dal sorprendere qualcuno mentre lavora. Basta scegliere il percorso adatto, controllare accessi e aperture e non oltrepassare il confine fra sentiero e spazio produttivo. Se ai Prati di Sant’Orso l’erba è ancora alta, la fotografia si fa dal cammino: è il punto migliore da cui guardare e non rovina il prossimo sfalcio.
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