Il CAI riparte dai Giovani per una Montagna Sostenibile

Il CAI riparte dai Giovani per una Montagna Sostenibile

Tra le vette delle Dolomiti di Corvara (Alta Badia), un brusio d’energia e di progetti si è levato a fine aprile 2023. Nel pieno della bassa stagione, quando sulle piste da sci cala il silenzio, il Club Alpino Italiano (CAI) ha dato vita al suo secondo Camp Giovane CAI. Partecipanti provenienti da tutte le regioni Italiane hanno affollato il villaggio alpino Tempestibase addestramento Truppe Alpine – trasformandolo in un focolaio d’innovazione e di vitalità a servizio della montagna.

Il CAI, fondato nel 1863, è una storica istituzione dedicata all’amore per la montagna e alle attività ad essa correlate. Negli ultimi anni, però, si è reso necessario un processo di rinnovamento, in particolare attraverso un maggiore coinvolgimento dei giovani. Questo processo è stato il fulcro del camp giovane CAI, organizzato con l’obiettivo di sviluppare un forte senso di responsabilità verso la montagna e la sua sostenibilità.


In qualità di osservatore esterno, ho avuto l’opportunità di partecipare a questo intenso programma di attività. Durante le due giornate principali del campo, ho potuto osservare da vicino le conferenze e gli incontri tra i giovani del CAI, confrontarmi con i delegati ed i soci, conoscere il Presidente del CAI, nonché vari ospiti invitati a discutere sul tema della montagna e della sostenibilità.

Giorno 1 – Incontro e Dibatti

primo giorno camp

Il primo giorno è iniziato con l’arrivo e il check-in dei partecipanti, oltre 100 giovani alpinisti e appassionati della montagna, pronti ad affrontare questo importante appuntamento con spirito aperto e propositivo.

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Accolti con un kit di benvenuto, si sono accomodati in una sala, anticipando l’inizio del camp CAI Giovani 2023. L’atmosfera era elettrica, un mix di aspettative e impazienza, un desiderio condiviso di dare inizio a questo importante percorso di crescita e consapevolezza.

Contrariamente alle classiche convenzioni, l’ordinaria disposizione di sedie e tavoli ha ceduto il passo a un arrangiamento più informale e partecipativo. I giovani si sono seduti per terra, creando un’atmosfera di apertura e condivisione. Questa disposizione, diventata uno standard per tutto il camp, è stata un chiaro segnale del forte senso di partecipazione e dinamismo.

L’obiettivo del camp, come è stato illustrato nell’introduzione, era stato quello di avvicinare i giovani al CAI e di dare loro un ruolo centrale nelle attività del club, in un’ottica di rinnovamento e apertura verso le nuove generazioni. L’ambizione è quella di rinnovare le attività CAI e renderlo più sensibile alle istanze dei giovani, infondendo nuovo dinamismo e freschezza in un’organizzazione storica.

L’importanza del coinvolgimento di competenze esterne è stata enfatizzata, con l’intento di arricchire e potenziare le attività del club grazie all’apporto di professionisti del settore. In particolare, la collaborazione con lo scrittore Marco Albino Ferrari e il blogger Pietro Lacasella ha segnato un importante passo avanti nella modernizzazione della struttura editoriale della rivista del CAI, “Lo Scarpone”. Grazie alla loro esperienza e competenza, la rivista è destinata a diventare un luogo di approfondimento e riflessione sul tema della montagna e della sostenibilità.

Durante la cena, servita nella mensa degli Alpini, i confronti e le discussioni tra i giovani partecipanti non si sono fermati. Idee, opinioni e visioni diverse sulla montagna si sono intrecciate tra i tavoli, dando vita a un vivace dibattito sul futuro della montagna e sulla sua tutela.

Dopo la cena l’attenzione di tutti si è rivolta alla sala conferenze, dove la Professoressa Morazzoni e il Professor Di Napoli dell’Università IULM si preparavano a svelare i dettagli della ricerca universitaria dedicata alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Questo incontro ha offerto una panoramica degli interventi infrastrutturali previsti per le Olimpiadi e degli studi effettuati sul relativo impatto ambientale. L’aspetto cruciale affrontato durante la presentazione era la complessa questione dell’equilibrio tra lo sviluppo infrastrutturale necessario per un evento di tale portata e la preservazione dell’unicità e della sostenibilità dei territori di montagna coinvolti.

Il dibattito si è concentrato sull’indagine di un interrogativo cruciale: i grandi eventi come le Olimpiadi portano benefici reali ai territori di montagna o rischiano di snaturarli? È emersa l’esigenza di una maggiore inclusione della popolazione locale nelle decisioni che riguardano lo sviluppo del territorio, una necessità di coinvolgere più attivamente le comunità alpine in questioni che influenzeranno direttamente la loro vita e il loro ambiente.

Le riflessioni sollevate durante la presentazione hanno acceso la passione dei giovani del CAI. Le loro domande e osservazioni hanno arricchito il dibattito, dimostrando una profonda consapevolezza del delicato equilibrio tra sviluppo e conservazione, tra progresso e sostenibilità.

Questa discussione, lungi dall’essere un semplice scambio di idee, è diventata un vero e proprio confronto tra visioni differenti sul futuro della montagna e sulle strategie migliori per garantire la sua tutela. Questo intenso dibattito, che è durato fino a mezzanotte, ha dato il via a un dialogo aperto sulle sfide ed opportunità legate alla gestione sostenibile dei territori di montagna.

Secondo giorno – Tavoli di Lavoro

tavolo comunicazione cai

L’entusiasmo generato dal dibattito del primo giorno del campo CAI giovani ha lasciato una traccia indelebile che ha definito lo spirito del secondo giorno: un giorno caratterizzato da un lavoro operativo, che ha preso vita nei tavoli di lavoro.

Gli organizzatori, dopo una breve introduzione, hanno dato il via alle attività dividendo i partecipanti tra i vari tavoli di lavoro. Questi tavoli, che coprivano una vasta gamma di argomenti, come ambiente, attività, cultura, socializzazione, scuole, vita di sezione, comunicazione e informatizzazione, hanno fornito un’occasione unica per i giovani del CAI di discutere, confrontarsi e definire un piano programmatico che avrebbe supportato le rispettive attività del CAI.

In un atto di lungimiranza, gli organizzatori hanno permesso ai partecipanti di ruotare tra i tavoli di lavoro, creando un filo invisibile tra le esigenze comuni, un contagio positivo di conoscenza che ha connesso le varie aree di lavoro.

Gli otto tavoli di lavoro, riprendendo la suddivisione della prima edizione, ha consentito una profonda immersione in ogni tematica, permettendo un confronto attivo e costruttivo tra i giovani del CAI, ognuno con la propria prospettiva unica basata sulla propria esperienza nelle diverse sezioni del CAI.

Ogni tavolo ha lavorato per definire delle linee guida, un piano d’azione, che potesse sostenere e migliorare le attività future del CAI. Questo processo collaborativo non solo ha permesso di affinare e sviluppare le idee, ma ha anche favorito un maggiore senso di appartenenza e responsabilità nei giovani del CAI.

In questo contesto, il sentimento comune emerso è stato il desiderio di rendere il CAI un ambiente più dinamico e inclusivo. Da un lato, i giovani desiderano un CAI che sia un punto di riferimento per chi si avvicina alla montagna, un ambiente accogliente e formativo. Dall’altro, vedono il CAI come un luogo che deve rimanere vivo e attivo per tutti i soci, con un programma di attività che coinvolga tutte le età, creando un ponte intergenerazionale per una nuova cultura della montagna.

Il tavolo di lavoro dedicato all’ambiente si è distinto per la complessità e l’importanza delle tematiche affrontate. I giovani partecipanti hanno mostrato grande preparazione e sensibilità ambientale, sottolineando l’importanza di un approccio sostenibile nella gestione delle montagne e nell’organizzazione delle attività del CAI.

Uno degli aspetti principali affrontati durante le discussioni è stata la responsabilità ecologica dell’associazione. Essendo il CAI un’istituzione centrale nella promozione e nella gestione delle attività montane in Italia, i giovani hanno evidenziato l’importanza di un approccio più sostenibile e consapevole. Questo include la promozione di pratiche di turismo responsabile, pratiche sostenibili durante le attività di sezione, e la formazione interna al CAI su temi come la mitigazione dell’impatto umano in montagna.

Il risultato del lavoro di ciascun tavolo ha portato alla luce le future attività del campo giovane CAI, contribuendo a definire la traiettoria del club. La giornata è proseguita con la riorganizzazione dei gruppi regionali e l’elezione dei rappresentanti di ciascuna regione, figure chiave nel fare da ponte nelle attività future del CAI.

Questo modello contribuirà a rispettare e valorizzare le specificità locali, creando un’organizzazione più equa e rappresentativa delle istanze di tutti i territori.

Dopo l’importante appuntamento con i tavoli di lavoro sono segueti due incontri su due temi di fondamentale importanza per la montagna. Il primo riguardava la questione dei grandi carnivori, un argomento che ha recentemente riaccesso il dibattito pubblico. L’incontro ha sottolineato la necessità di trovare un equilibrio tra la tutela della presenza di questi animali e le esigenze della vita di montagna e del comparto turistico. La sfida è trovare un nuovo modo di coesistere con la natura, un modo che rispetti la rinascita di orsi e lupi sulle montagne italiane.

Il secondo intervento, tenuto dal saggista Nardelli, ha affrontato il tema della “fine dell’industria dello sci” a causa dei cambiamenti climatici.

Partendo dal suo ultimo libro, “Inverno Liquido”, Nardelli ha portato alla luce le sfide che le località sciistiche devono affrontare in un’epoca di cambiamenti climatici rapidi e spesso imprevedibili. Ha spiegato come l’industria dello sci, un tempo fiorente e caratteristica delle regioni montane italiane, stia affrontando una crisi dovuta alla diminuzione della quantità di neve disponibile, condizionata dai cambiamenti climatici.

Nardelli ha descritto un quadro di “monocultura sciistica” in cui molte località montane hanno puntato tutto sullo sci come principale fonte di reddito, senza considerare abbastanza la possibile evoluzione del clima e la conseguente riduzione delle precipitazioni nevose. Ha sollevato interrogativi critici sulla sostenibilità a lungo termine di questo modello e ha suggerito la necessità di un ripensamento radicale del turismo montano.

Questo incontro ha evidenziato la necessità di avere uno sguardo attento e rispettoso verso la montagna, che non sia orientato solo allo sfruttamento, ma che sia centrato su una visione di sostenibilità e rispetto per l’ambiente. Un invito a ricercare modelli alternativi che siano sia economicamente sostenibili che rispettosi dell’ambiente montano.

In entrambi gli incontri, l’interesse e la partecipazione dei giovani del CAI sono stati palpabili. Le loro domande e osservazioni costruttive hanno arricchito il dibattito, dimostrando la loro consapevolezza che questi temi sono di fondamentale importanza per chi ha a cuore il futuro della montagna.

Un momento conviviale prima del ritorno

La seconda giornata del Camp CAI Giovani 2023 ha seguito un ritmo frenetico, punteggiato da intense discussioni, laboriosi tavoli di lavoro e momenti di formazione. Tuttavia, come ogni giornata ben strutturata, ha trovato il suo termine in un’atmosfera di tranquillità e convivialità. La serata ha fornito ai partecipanti un po’ di spazio per rilassarsi e per riflettere sugli eventi del giorno.

Terminata la cena, nonostante l’insistente pioggia, una parte del gruppo ha deciso di avventurarsi in un’escursione notturna. La pioggia non hanno fatto altro che aggiungere un senso di avventura alla gita, stimolando lo spirito di aggregrazione dei giovani e il loro amore per la natura in tutte le sue molteplici manifestazioni.

Un altro gruppo di ragazzi ha scelto di rimanere, preferendo una serata di amicizia con gli Alpini della Base Tempesti. Questo incontro informale ha fornito un’ulteriore opportunità per stringere legami, non solo intorno a questioni tecniche o attività organizzate viste durante il giorno, ma anche attraverso il semplice divertimento e relax che una serata in compagnia di amici puo’ offrire.

Per me, il giorno successivo ha segnato la fine della mia esperienza al Camp. Con una certa nostalgia, ma anche con un senso di gratitudine, ho fatto ritorno in Val di Fiemme. Avevo avuto la fortuna di partecipare a questo vibrante raduno di giovani amanti della montagna, un’esperienza che ha accresciuto la mia ammirazione per i tanti giovani decisi a dare un futuro nuovo alla montagna.

Tuttavia, per i ragazzi del CAI, il Camp era tutt’altro che finito. Nei giorni successivi, hanno continuato le loro attività, prendendo il tempo per riflettere sulle esperienze accumulate e per stabilire un bilancio delle attività svolte.

Hanno anche approfittato della location unica di Corvara, concedendosi delle escursioni tra le magnifiche Dolomiti che li avevano ospitati.

Un nuovo futuro per il CAI

I cambiamenti climatici ed il turismo di massa esploso dopo la pandemia, sono oggi temi fondamentali per lo sviluppo della montagna del futuro. Vedere tantissimi giovani entusiasti di affrontare questi temi difficili ha sicuramente destato una grande speranza verso il futuro.

È stato estremamente interessante osservare come una delle principali istituzioni storiche della montagna italiana abbia avuto il coraggio di uscire dalla propria zona di comfort e intraprendere un’azione proattiva per ridefinire il corso dell’associazione, con un particolare focus sui giovani.

Per un realtà storica, grande e complessa come il CAI non sarà facile ma è un inizio importante per sensibilizzare le nuove generazioni ed intercettare una ravvivata passione verso il mondo della montagna.

Da questo incontro traspare la volontà di diventare il punto di riferimento nazionale nei processi di sviluppo della montagna e farsi portatori di una visione alternativa allo sviluppo turistico visto fino ad oggi.

In questo i giovani ed il CAI tutto dovrà superare molti ostacoli, dal dialogo con le realtà locali alla partecipazione attiva delle sezioni ed il confronto con le realtà che vedono lo sviluppo montano in modo differente.

Dopo la partecipazione a questo camp però la senzazione è che qualcosa è cambiato realmente, si è innescato un processo positivo ed irreversibile dove la nuova linfa (i giovani) sarà in grado di determinare un movimento in grado di incidere sul futuro delle nostre amate montagne.

Non ci resta che ringraziare Stefano Morcelli per l’invito ed il lavoro svolto, tutti i delegati ed organizzatori del CAI incontrati, i soci con cui sono nati confronti accesi ma rispettosi e costruttuvi, ed il Presidente Antonio Montani per aver dato sostegno a questo nuovo corso.

Davide Rigon – Montagnaestate.it

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