Sei boschi delle Alpi da esplorare tra frane, carsismo e alberi secolari

Sei boschi delle Alpi da esplorare tra frane, carsismo e alberi secolari

Due chilometri a Paneveggio bastano per attraversare un torrente, entrare nell’abetaia e osservare gli effetti di una grande tempesta. Tra Lü e S-charl, in Svizzera, servono invece quattro ore e una traversata in quota. Scegliere un bosco alpino per una giornata estiva richiede quindi di guardare durata, fondo e punto d’arrivo, oltre al nome della località.

I sei itinerari che seguono hanno caratteri molto diversi: un anello breve, una faggeta carsica, una cembreta vicina al limite degli alberi, una foresta segnata dalla tempesta, un labirinto di massi e un pascolo di aceri secolari. In ogni luogo c’è qualcosa di concreto da cercare lungo il percorso. Questo permette di trascorrere una giornata interessante anche senza inseguire cime o punti panoramici.


Paneveggio: un’ora per capire che cosa accade dopo una tempesta

Il Sentiero Marciò parte dal parcheggio accanto al Centro visitatori di Paneveggio. L’anello misura circa due chilometri e richiede indicativamente un’ora. In assenza di neve o ghiaccio il Parco lo indica come privo di barriere; fondo e condizioni vanno comunque verificati prima della visita. I due attraversamenti del Travignolo avvengono prima su un ponte coperto e poi su un ponte sospeso sopra una gola con rapide e cascate.

Il percorso entra nella foresta demaniale, estesa per circa 2.700 ettari tra 1.400 e 2.150 metri. L’abete rosso domina, ma lungo l’acqua compaiono salici e ontani, mentre nel sottobosco si trovano mirtilli e sorbi. I pannelli e gli allestimenti tattili del Sentiero Marciò aiutano a riconoscere radici, coni e tracce degli animali senza trasformare la passeggiata in una lezione astratta.

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La parte più utile della visita è il confronto tra settori rimasti in piedi, aperture create dalla tempesta Vaia e aree interessate dal bostrico. La pagina del Parco spiega anche gli interventi di rimozione del legno infestato e i tagli sperimentali. Qui la foresta dopo Vaia si legge negli spazi tra gli alberi, nelle ceppaie e nella vegetazione che occupa le nuove radure. È una passeggiata adatta a chi vuole osservare molto camminando poco.

Cansiglio: seguire l’acqua che scompare

Nel Cansiglio la faggeta cresce attorno a una conca nella quale l’aria fredda ristagna. L’inversione termica distribuisce gli alberi in modo insolito: i faggi prevalgono sui rilievi più miti, scendendo si mescolano ad abete bianco e rosso, mentre nelle depressioni centrali compaiono impianti di abete rosso. Il Percorso Le Code permette di verificare questa successione nell’area Archeton–Bus de la Lum: 6,7 chilometri, circa un’ora e tre quarti e difficoltà media secondo Veneto Agricoltura.

Bus de la Lum introduce l’altra particolarità del luogo, il carsismo. La pioggia penetra nelle rocce calcaree fessurate e scorre sotto la superficie. Solo dove argilla e detriti rendono impermeabile una depressione si formano le “lame”, piccoli ristagni che per secoli hanno fornito acqua a persone e animali. Questa geologia rende comprensibile un fatto che sul sentiero può sorprendere: manca un normale reticolo di ruscelli nonostante il clima fresco e il bosco fitto.

La cavità di Bus de la Lum si osserva dall’esterno e ogni eventuale limitazione va rispettata. Conviene portare acqua già dalla partenza e restare sul tracciato, soprattutto vicino alle depressioni. Chi desidera esplorare un altro settore della foresta può seguire l’itinerario fra Vallorch e Bus de la Lum. L’Anello del Cansiglio, invece, misura 13,4 chilometri ed è classificato di difficoltà alta: non va scambiato per il semplice prolungamento della passeggiata breve.

Val Müstair: attraversare il limite degli alberi

La traversata da Lü a S-charl parte già a quota elevata e raggiunge il Pass da Costainas a 2.251 metri. L’itinerario misura 13,6 chilometri e circa quattro ore, con 355 metri di salita e 473 di discesa. Da Lü si raggiungono Alp Champatsch e il passo; dopo Alp Astras si sceglie la variante sulla destra che attraversa God da Tamangur prima di scendere a S-charl.

La cembreta di Tamangur è formata soprattutto da pini cembri, capaci di crescere lentamente vicino al limite superiore del bosco. Il percorso permette di confrontare in sequenza pascoli, alberi sempre più radi, passo e fondovalle. Il cambiamento dipende da quota, esposizione e uso delle superfici; si vede senza bisogno di attribuire a ogni radura una spiegazione unica.

Questa è una traversata, quindi l’organizzazione conta quanto le scarpe. Partenza e arrivo si trovano in località diverse: occorre controllare in anticipo i collegamenti del PostAuto e conservare un margine sull’ultima corsa. Il breve tratto ripido prima del passo e la quota richiedono meteo stabile, acqua e uno strato caldo. Chi cerca un anello facile deve scegliere un altro bosco della lista.

Asiago: vedere nello stesso giorno schianti e rinnovazione

Il circuito tra Forte Interrotto e Monte Mosciagh parte dalla fortezza sopra Camporovere ed è una delle escursioni possibili sull’Altopiano di Asiago. La guida escursionistica ufficiale riporta 6,9 chilometri, 238 metri di salita e poco più di due ore, con difficoltà moderata. Si cammina su strade e sentieri sterrati, attraversando boschi di abete rosso e luoghi legati alla Prima guerra mondiale, compresi due cimiteri austro-ungarici.

Il percorso mette vicini lembi di foresta matura, superfici danneggiate dalla tempesta Vaia e zone rimboschite. Nel giro di pochi chilometri si riconoscono chiome chiuse, radure e giovani impianti: una chioma fitta lascia poca luce al suolo, uno schianto apre margini irregolari, un rimboschimento riunisce alberi di età simile. Le piste collegano questi settori e permettono ai mezzi forestali di raggiungerli.

La cartografia è pubblicata nella guida escursionistica dell’Altopiano. Dopo il secondo cimitero ci sono incroci che richiedono attenzione alla segnaletica. Un cantiere o una deviazione temporanea prevalgono sempre sulla traccia scaricata: prima di partire conviene verificare eventuali chiusure e, sul posto, evitare cataste e mezzi in movimento.

Latemar: dal bosco al labirinto lasciato da una frana

Dal Passo Costalunga, a 1.752 metri, il sentiero 21 attraversa il bosco fino alla Radura di Mezzo. Qui comincia il percorso 20 nel Labirinto del Latemar, un accumulo di grandi blocchi prodotto da un’antica frana. I sentieri 18, 18A e 17 conducono poi ai prati del Latemar e al punto di partenza. L’anello misura 8,6 chilometri e richiede quasi tre ore, con circa 380 metri di salita.

Prima si cammina tra radici e conifere; poco dopo ci si muove fra gole strette e passaggi di pietra. In alcuni punti le mani possono servire per appoggiarsi. La sequenza mostra bene come un bosco colonizzi i bordi di una grande frana e come il suolo cambi in pochi metri: aghi e terra lasciano posto a massi, cavità e detrito.

Il labirinto richiede scarpe aderenti e passo sicuro. Roccia bagnata e radici diventano scivolose dopo la pioggia; i passaggi stretti possono risultare scomodi per chi ha mobilità ridotta o soffre gli spazi chiusi fra i blocchi. Vale la pena arrivare già sapendo che il giro ha un tratto più impegnativo della normale strada forestale.

Großer Ahornboden: un pascolo alberato che richiede cure

Il Großer Ahornboden, nel Karwendel, è un pascolo punteggiato di aceri montani. Le chiome isolate crescono su una superficie aperta utilizzata dall’alpeggio, davanti alle pareti dell’Enger Grund. Le rilevazioni del Naturpark documentano oltre duemila aceri. Molti esemplari anziani presentano cavità e tronchi irregolari; i giovani devono essere protetti dal morso e dal calpestio del bestiame.

Dal parcheggio dell’Alpengasthof Eng, P10, il percorso verso l’Enger Grund segue il sentiero tematico fino all’Engalm e continua lungo il torrente. Sono 3,1 chilometri, 145 metri di salita e un’ora e mezza–due ore complessive. Il terreno è dolce e la proposta è indicata anche per famiglie; la strada di accesso e il bus estivo seguono condizioni stagionali da controllare.

I pannelli del sentiero dell’Engalm collegano aceri, pascolo e lavoro dell’alpeggio. La tutela comprende cura degli alberi maturi, difesa dei nuovi esemplari e manutenzione delle superfici. Se si interrompessero la protezione dei giovani aceri e la gestione dei prati, l’Ahornboden cambierebbe progressivamente forma.

Quale bosco scegliere e che cosa portare

Paneveggio e Ahornboden funzionano bene per una giornata con bambini o per chi desidera un percorso breve. Il Cansiglio offre una passeggiata di mezza giornata con un tema geologico chiaro. Asiago aggiunge storia e gestione forestale; il Latemar richiede maggiore sicurezza sul fondo. Lü–S-charl è la scelta per chi vuole una traversata vera e sa organizzare il rientro.

Nel bosco servono acqua, scarpe adatte, strato impermeabile e una carta utilizzabile anche senza segnale. Dopo vento forte conviene controllare gli avvisi locali: rami sospesi e piante instabili possono rendere necessario chiudere un sentiero. In presenza di una chiusura si cambia programma, anche se la partenza appare tranquilla.

Nei mesi caldi va considerata anche la presenza di zecche. L’Istituto Superiore di Sanità consiglia di camminare al centro del sentiero, evitare l’erba alta e fare al rientro un controllo di pelle e indumenti; le indicazioni complete si trovano nella pagina dell’ISS dedicata alle zecche. A fine giornata resteranno differenze precise: nel Cansiglio l’acqua scende sotto terra, a Tamangur i cembri raggiungono il limite del bosco, all’Ahornboden gli aceri crescono dentro un pascolo attivo.

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