Disastro del Vajont, la sfida dell’uomo alla natura

Disastro del Vajont, la sfida dell’uomo alla natura

Una sfida alla natura che nel lontano 9 ottobre 1963 porto’ alla completa distruzione di 5 paesi del bellunese con più di 2000 morti

Il 9 ottobre di 49 anni si abbatteva su Longarone ed i paesi circostanti il Disastro del Vajont. A monte, sopra Longarone, si trovava una delle dighe più grandi al mondo orgoglio dell’Italia industriale del dopo guerra. Nella notte dell’ottobre ’63 dalla parete del Monte Toc si staccano 260 milioni di metri cubi di Roccia e sprofondano nelle acque del lago artificiale creato dalla diga. Questa massa enorme di terra e roccia fa “esplodere” il lago creando un onda di fango che travolgerà i paesi sottostanti (e non solo) con tutta la sua forza spazzando via letteralmente Longarone e le sue frazioni disintegrando tutto lungo il cammino.

il paese di Longarone raso al suolo

il paese di Longarone raso al suolo

Dopo 2 soli minuti la città di Longarone non esiste più. In piedi rimane solo il campanile e qualche albero, case, scuole, aziende e tutto il resto viene livellato da una forza brutale, un disastro simile a quello lasciato dalle bombe di Hiroshima e Nagasaki.
I soccorsi non arrivano subito, la posizione della vallata rende difficile raggiungerla ed i primi soccorsi arrivano solamente grazie alle truppe USA di stanza a Vicenza dotate di elicotteri che l’esercito italiano non aveva.
Giunti sul posto nella notte trovano davanti a loro la disperazione ed il terrore più totale. La natura si è ripresa l’intera valle lasciando dietro di se morte e distruzione, i superstiti vagano senza meta privi di qualsiasi mezzo di sussistenza e con abiti intrisi di fango. Dopo gli americani arrivano anche le truppe militari italiane che iniziano la vera e propria operazione di soccorso.
I media, ed i volontari accorrono numerosi dalle altre vallate circostanti e dalla pianura. Ma il paesaggio è lo stesso per tutti, un deserto di distruzione, una catastrofe naturale (ma non del tutto) che aveva lasciato dietro di se ben 2000 morti.

Il dolore lascia posto alla rabbia e tornano alla mente le numerose proteste degli abitanti del posto, soprattutto quelli più anziani, che da tempo dicevano che lì non si poteva costruire una diga così grande, che il terreno non era adatto. Ma le voci del popolo venivano sempre smentite da relazioni geologiche dei grandi Dottori della SADE che da Venezia spingevano per portare avanti il progetto.
Il disastro del Vajont risveglia le coscienze anche di chi quella vallata la conosceva per sentito dire o non la conosceva affatto. Così si indaga e si scopre che il disastro fu perpetrato per mano umana, che quasi per sfida alla natura portò il livello dell’acqua a valori superiori al limite consentito facendo filtrare l’acqua lungo le venature della roccia. L’acqua di giorno in giorno “mangiava” le pareti di queste montagne frutto di frane preistoriche scavando sempre di più una linea di rottura, inesistente secondo gli studiosi ma evidente secondo gli abitanti.

Questa sfida si concluse tragicamente la notte del 9 ottobre 1963 con la tragica vittoria della natura sull’uomo. Oggi i segni del disastro sono ancora visibili e la diga è ancora lì, intatta.

Difficile aggiungere parole a quanto avvenne in quella notte, difficile rendere l’idea di una distruzione così grande.

Vi lasciamo quindi alle parole di Mauro Corona e Marco Paolini che ben hanno saputo raccontare e riportare fino ai nostri tempi la storia ed i fatti accaduti 49 anni fa.


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