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Val San Nicolò
La val San Nicolò è una valle laterale che si sviluppa da Pozza di Fassa (Val di Fassa) ed è una delle destinazioni più affascinanti delle Dolomiti Trentine.
Come tutte le vallate minori termina sotto alle alte vette, offrendo un paesaggio stupendo dove l’erba verde dei prati contrasta con la roccia delle Dolomiti, qua e là solcata dai canaloni carichi di neve.
Un vero e proprio paesaggio da cartolina che in Val San Nicolò è arricchito dal Rio San Nicolò, dalle cascatelle formate dalle sue sorgenti e da tante piccole baite in legno ancora ben conservate, sparse tra i prati che occupano il fondovalle.
Molte di queste vecchie baite sono chiamate tieje in ladino: durante l’alpeggio servivano come dimore stagionali e fienili. Nei prati e lungo i sentieri si incontrano anche testimonianze della Grande Guerra e piccoli segni della devozione religiosa. Sono tracce di epoche diverse, rimaste dentro un paesaggio modellato per secoli dal lavoro di montagna.
Partendo da Vidor si attraversa inizialmente il bosco, accompagnati dal Rio San Nicolò. Dopo Saùch la valle cambia aspetto: i prati diventano più ampi, compaiono le tieje e le pareti dolomitiche si avvicinano progressivamente, fino alla zona delle cascatelle di Jonta. Lungo il percorso si susseguono baite, malghe e grandi spazi dove fermarsi, perciò la visita può occupare tranquillamente un’intera giornata.
La lunghezza della passeggiata può essere regolata scegliendo di partire da Vidor, Saùch o Ciampiè. Con il trenino si comincia da Ciampiè e ci si può fermare lì per pranzo; la navetta lascia a Saùch, da dove le cascate sono raggiungibili dai bambini già abituati a camminare. Partendo da Vidor si percorre anche la parte bassa nel bosco. Il Passo San Nicolò richiede invece una vera escursione in montagna, più lunga e impegnativa.
Chiusa al traffico
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Durante la stagione estiva la strada che sale da Pozza è regolata e il traffico privato si arresta in località Vidor, dove si trovano i parcheggi di attestamento.
Dal parcheggio di Vidor si può proseguire a piedi, in bicicletta oppure con il bus navetta per Saùch. Il trenino su gomma parte dal centro di Pozza, ferma a Malga Crocifisso e termina la corsa presso Baita Ciampiè. Prima di acquistare il biglietto conviene decidere quanto si desidera camminare e controllare l’orario previsto per il ritorno.
Nell’estate 2026 il bus per la Val San Nicolò è previsto dal 29 maggio all’11 ottobre, con servizio dalle 8:30 alle 18:30, corse ogni 30 minuti e tariffa di 7 euro per la corsa singola. Il trenino turistico è programmato dal 20 giugno al 20 settembre, con 6 oppure 8 corse giornaliere nella fascia indicativa 8:45-17:00; dispone di 28 posti e la corsa singola costa 9 euro. Un bambino fino a sei anni viaggia gratuitamente per ogni adulto accompagnatore. Date, prezzi, ultima corsa e disponibilità devono comunque essere ricontrollati il giorno della visita, specialmente a settembre, in caso di maltempo o durante eventi locali.
La navetta arriva a Saùch, dove comincia il tratto più aperto della valle. Il trenino prosegue fino a Baita Ciampiè, circa mezz’ora di cammino più avanti. Scendere a Saùch permette di attraversare con calma i prati e la zona dei fienili; Ciampiè è più comoda quando si viaggia con bambini molto piccoli o si vuole raggiungere le cascate riducendo il percorso a piedi.
L’escursione a piedi fin dal paese ha comunque un suo fascino, in quanto anche la strada di accesso alla Val San Nicolò offre paesaggi magnifici fatti di boschi verdeggianti e torrenti che li attraversano tra ponti di legno e qualche prato verde. A metà percorso si incontrano Malga Crocifisso e una graziosa chiesetta, due riferimenti utili per spezzare la salita.
La chiusura al traffico privato ha ridotto il numero di veicoli nel fondovalle. Sulla strada continuano però a transitare navetta, taxi, trenino e altri mezzi autorizzati, ai quali bisogna prestare attenzione sia a piedi sia in bicicletta.
Visitare la Val San Nicolò
Da Saùch il fondovalle si apre in una successione di ampie distese verdi, fienili, malghe e tieje, con Maerins, le Creste di Costabella e Cima Uomo sullo sfondo. La strada conduce prima a Ciampiè e poi alle cascate, mentre ai lati si staccano itinerari più impegnativi verso Lagusel, il Passo San Nicolò e la Val Monzoni.
In estate la valle è molto amata e frequentata. Una sosta in baita, gli animali al pascolo, le tracce della Grande Guerra e il tempo trascorso sui prati riempiono facilmente le ore fra l’andata e il ritorno.
Dove si trova e come si può raggiungere?
La Val San Nicolò si trova nel comune di San Giovanni di Fassa e si apre dalla frazione di Pozza di Fassa. È percorsa dal Rio San Nicolò, le cui sorgenti formano le cascatelle in fondo alla valle, e si sviluppa fra Maerins, Creste di Costabella, Cima Uomo e Col Ombert. Attraverso i passi e i sentieri alti comunica inoltre con la Val Contrin, il Ciampac e il gruppo dei Monzoni.
In estate l’accesso è regolamentato e orari, tariffe e condizioni dei servizi devono essere ricontrollati prima della partenza.
Escursione a piedi in Val San Nicolò: ecco le più semplici
La passeggiata più frequentata segue il fondovalle verso le cascatelle, con una salita regolare e un fondo che alterna asfalto e sterrato. Partire da Vidor, Saùch o Ciampiè cambia sensibilmente distanza e dislivello. Gli itinerari che salgono verso Lagusel e i passi richiedono calzature, esperienza e tempi da escursione in montagna.
Cosa fare con i bambini
Nel fondovalle una famiglia può scegliere quanto camminare: Ciampiè può bastare per una passeggiata breve con pranzo in baita, mentre le cascatelle sono un obiettivo più lontano per i bambini che camminano già volentieri.
Con i più piccoli si può raggiungere Baita Ciampiè in trenino e fermarsi nei dintorni, dove ci sono tavoli all’aperto, prati e una bella vista sulle montagne; da qui è possibile percorrere il tratto iniziale della strada sterrata e tornare al capolinea senza affrontare l’intera salita alle cascatelle.
Da Saùch alla Baita alle Cascate si percorrono circa 3,8 chilometri e poco più di 200 metri di dislivello. Un adulto impiega all’incirca un’ora in salita; con i bambini, le soste e le fotografie è prudente calcolare più tempo. Fino a Ciampiè si cammina sull’asfalto, poi la strada diventa sterrata e più ripida.
Lungo il cammino si possono osservare le tieje, cercare le bacheche dedicate alla leggenda di Similuce e deviare verso Malga Mezza Selva. Nella malga vengono proposti, secondo la disponibilità della stagione, formaggi, burro e panna ricavati dal latte locale; nei pascoli si incontrano spesso bovini. Gli animali si osservano restando sui passaggi consentiti, senza entrare nei recinti e rispettando le indicazioni di chi lavora nell’alpeggio.
Alle cascatelle di Jonta, nelle giornate calde, molte famiglie si fermano ai tavoli accanto alla baita per osservare il torrente. I bambini vanno seguiti vicino all’acqua, sui pendii e nei punti attraversati dai mezzi autorizzati.
Con ragazzi già abituati alla montagna si può proseguire verso il Passo San Nicolò, ma la salita aggiunge quota, dislivello e diverse ore alla giornata e va quindi programmata fin dalla partenza. Per la maggior parte delle famiglie le cascatelle restano il punto finale della passeggiata, con il tempo necessario per pranzare e rientrare senza fretta.
Con il passeggino
Da Saùch a Baita Ciampiè la Val San Nicolò si percorre su una strada asfaltata, larga e dalla salita contenuta. Questo primo tratto è affrontabile anche con un normale passeggino in buone condizioni, tenendo conto della pendenza; chi raggiunge Ciampiè con il trenino comincia a camminare ancora più avanti.
Dopo Ciampiè la strada diventa più ripida, sterrata e in alcuni punti sassosa; per raggiungere le cascatelle è consigliabile un passeggino da trekking con ruote robuste, buon freno e assetto stabile, controllabile anche durante la discesa. I modelli leggeri da città sono poco adatti, soprattutto quando la pioggia ha reso il fondo più mosso.
Con il passeggino è preferibile seguire la strada principale sia all’andata sia al ritorno, perché la Strada dei Russi attraversa il bosco, incontra radici e ponticelli ed è più adatta a chi cammina con scarponcini o porta il bambino nello zaino. Sul terreno bagnato e nelle discese il passeggino va accompagnato con passo lento, usando il freno prima che acquisti velocità.
Taxi, trenino, biciclette ed escursionisti condividono alcuni passaggi della strada. Nei tratti asfaltati e vicino alle baite è meglio tenere i bambini accanto agli adulti e spostarsi su un lato quando arriva un mezzo. Per il sentiero nel bosco si può valutare uno zaino portabimbo adeguato all’età e usato secondo le istruzioni del produttore, considerando il peso sull’adulto e la necessità di fare pause regolari.
Quanto tempo dedicare alla valle
Avendo poche ore a disposizione, si può salire in trenino fino a Ciampiè, passeggiare nei dintorni della baita e rientrare con una delle corse successive: con un neonato o un meteo incerto si limita così il tempo trascorso sul sentiero. L’orario va controllato subito, perché il trenino è meno frequente della navetta.
Da Saùch si ha tempo per raggiungere Ciampiè, continuare fino alle cascatelle e fermarsi per pranzo o per una merenda. Il ritorno avviene sulla stessa via, con la possibilità di abbreviare la sosta se i bambini sono stanchi o il cielo sta cambiando. Considerando cammino, pasti e tempo libero sui prati, è opportuno lasciare libera gran parte della giornata.
Partendo a piedi da Vidor si aggiungono circa cinque chilometri prima di Saùch e si attraversano anche il bosco, la zona di Malga Crocifisso e la chiesetta. Con bambini piccoli il percorso completo può risultare lungo. Se i posti sono disponibili, si può combinare il cammino con la navetta, dopo aver verificato la soluzione in biglietteria.
Dalla località Vidor a Saùch (Baita Ta Ciajaa)
Se si decide di non usufruire del servizio navetta ma di compiere l’intero tragitto per la Val San Nicolò a piedi, dopo aver parcheggiato in località Vidor è possibile seguire la strada asfaltata oppure optare per la via sterrata nel bosco, più suggestiva.
Stiamo parlando del sentiero 615, che si prende sulla destra prima del ponte, nei pressi del ristorante Soldanella. Il tracciato si sviluppa nel bosco accompagnato dal torrente e, dopo un breve tratto sul 615B, termina poco prima di Malga Crocifisso, dove si ricongiunge alla strada asfaltata.
Poco oltre la malga, la strada si biforca: per immettersi nella Val San Nicolò bisogna seguire la via a sinistra. La passeggiata prosegue tranquillamente, camminando circondati da conifere e con piacevoli scorci sul torrente. Verso la fine del percorso, gli alberi si diradano e la valle inizia a rivelarsi in tutta la sua bellezza.
Ancora qualche passo e si arriva in località Saùch, presso la Baita Ta Ciajaa. Qui si trova il capolinea del bus navetta e comincia il tratto nel quale la valle si apre maggiormente fra prati e baite.
Il percorso sale in modo regolare, ma chi parte da Vidor deve considerare l’intero sviluppo, il ritorno e il fondo variabile. In mountain bike servono allenamento, esperienza tecnica sul fondo misto e un buon controllo del mezzo in discesa. Parte della strada è condivisa con famiglie, escursionisti, taxi e trenino, soprattutto fra Pozza e Ciampiè: nei tratti più frequentati occorre ridurre la velocità con anticipo e lasciare spazio a chi procede a piedi.
Da Saùch a Baita alle Cascate
Questo percorso nel cuore della Val San Nicolò segue inizialmente la strada asfaltata e continua poi sullo sterrato. La valle si apre fra boschi di conifere, pendii erbosi e casette in legno perfettamente tenute: sono le tieje, antiche dimore stagionali e fienili dell’alpeggio.
Una parte del tragitto è accompagnata da bacheche in legno che raccontano ai bambini l’avventura di Similuce, la leggendaria fanciulla allevata da un re che attraversa la valle verso la Marmolada e incontra diverse creature. Lungo il percorso compaiono anche piccoli luoghi di devozione e memorie della Grande Guerra.
Da Saùch una breve deviazione sulla sinistra conduce alla Malga Mezza Selva e alla piccola grotta della Madonna della Luce. Tornati sulla via principale, si continua verso Baita Ciampiè, tradizionale punto di sosta del fondovalle e capolinea del trenino che sale da Pozza.
Subito dopo Baita Ciampiè la strada diventa sterrata e continua a salire. Proseguendo si incontra un monumento con i nomi dei comandanti di stanza in questa zona durante la Prima guerra mondiale. La Val San Nicolò e l’area di Costabella conservano altre testimonianze legate al fronte e agli itinerari militari che attraversavano queste montagne.
Più avanti si può imboccare verso destra il sentiero che entra nel bosco di larici, piacevole nelle giornate calde perché rimane meno esposto al sole. Qui si incontra anche il monumento dedicato alla guida alpina Josef Premstaller, morto nel 1916 sul Costabella. Quando il bosco si dirada, lo sguardo torna sui prati, sulle pareti e sul Col Ombert; in fondo alla valle compaiono le cascatelle di Jonta, che scendono lungo una pendenza lieve dividendosi in più ramificazioni d’acqua.
Accanto alle cascatelle si trova la Baita alle Cascate, una costruzione in legno con sala interna e spazio esterno attrezzato. Da qui il panorama comprende i pascoli, Maerins e le cime del Catinaccio. Prima di rientrare occorre calcolare il tempo necessario per tornare a Ciampiè o Saùch.
Baite, malga e soste lungo il fondovalle
Le baite offrono diversi punti nei quali interrompere la passeggiata. A Saùch, davanti al capolinea della navetta, la Baita Ta Ciajaa serve pasti e prodotti del territorio. Poco oltre si può deviare verso Malga Mezza Selva, vedere l’alpeggio e acquistare prodotti lattiero-caseari quando disponibili. Con bambini piccoli, una di queste soste può diventare la meta della giornata.
La Baita Ciampiè, a 1.826 metri, si trova nel punto in cui termina il trenino e la strada asfaltata lascia gradualmente spazio allo sterrato. La famiglia che la gestisce lega la storia della struttura al 1900 e propone una cucina ispirata alla tradizione ladina, con attenzione ai prodotti locali. I tavoli esterni e i prati circostanti ne fanno una sosta comoda anche per chi decide di non continuare fino alle cascate.
La Baita alle Cascate, a circa 2.000 metri, è il punto d’appoggio alla fine della passeggiata classica. All’interno dispone di una sala e, all’esterno, di tavoli, panchine, ombrelloni e sdraio; la cucina propone piatti di montagna come polenta con stinco, capriolo o salsiccia e dolci fatti in casa, oltre a opzioni vegetariane, vegane e senza glutine. Chi ha allergie o necessità rigorose deve comunque contattare direttamente la cucina.
Per l’estate 2026 sono previsti l’apertura della baita dalle 9:00 alle 20:30 e il servizio ristorante dalle 11:30 alle 20:30. Si può dunque prenotare anche una cena anticipata, usando i contatti della Baita alle Cascate per confermare tavolo e orario della cucina. La navetta da Saùch e il trenino da Ciampiè terminano il servizio prima della chiusura del ristorante, quindi la discesa deve essere organizzata a parte. Per un eventuale rientro a piedi dopo cena servono una lampada frontale, la conoscenza del percorso e condizioni adatte a tutto il gruppo.
A proposito di sole, se ci si trova in questa zona in un tardo pomeriggio soleggiato si può talvolta assistere a uno spettacolo meraviglioso, in quanto le cime dolomitiche attorno possono accendersi di un bellissimo colore, perfetto anche da fotografare. La luce non è garantita e chi decide di attenderla deve organizzare con attenzione il rientro.
Lungo il fondovalle si fotografano bene le tieje con Maerins, Cima Uomo e le Creste di Costabella sullo sfondo. Presso le cascatelle entrano nell’inquadratura il torrente e i pascoli; dal Passo San Nicolò la vista si allarga alla Marmolada, al Catinaccio, al Sella, al Pordoi e ai Monzoni. Le nuvole cambiano rapidamente la visibilità: quando le cime si scoprono conviene fotografarle lungo il cammino, senza rimandare tutto al punto d’arrivo.
La Strada dei Russi forma un anello con partenza e arrivo a Saùch. Raggiunto il sentiero 641 per Lagusel, si prende a sinistra, si attraversa il Rio San Nicolò e si entra nel bosco; oltre la pietraia e il torrente Giaf, il percorso ritrova la strada sterrata dell’alta valle, gira verso Baita Ciampiè e rientra a Saùch sull’asfalto. L’anello richiede circa due ore e comporta 143 metri di dislivello. Il nome ricorda i prigionieri russi impiegati nei lavori durante la Grande Guerra.
La Strada dei Russi ha un fondo più irregolare della strada principale e richiede maggiore attenzione nei passaggi nel bosco e vicino al torrente. Con il passeggino è preferibile tornare sulla strada percorsa all’andata, più continua. Il sentiero 641 permette agli escursionisti di chiudere un piccolo anello; dopo la pioggia va valutato lo stato del terreno e i cani devono essere tenuti al guinzaglio.
Quando andare, affollamento e meteo
Il trenino facilita l’accesso dalla seconda metà di giugno; l’apertura delle singole baite non coincide necessariamente con quella dei trasporti e va verificata prima della partenza. I prati di inizio estate offrono spesso le fioriture più evidenti. Luglio e agosto concentrano il maggior numero di famiglie ed escursionisti, soprattutto nelle ore comprese fra l’arrivo delle prime navette e il pranzo. La valle è abbastanza ampia da distribuire le persone lungo il percorso, ma a Ciampiè e presso le cascate i tavoli e gli spazi più comodi possono riempirsi.
Per trovare meno persone si può partire con una delle prime corse o scegliere un giorno feriale. Nel tardo pomeriggio la luce laterale valorizza i fienili e le pareti; chi desidera aspettarla deve verificare se restano mezzi per il rientro. A settembre i colori e l’aria limpida possono essere magnifici e le giornate si accorciano; nel 2026 il trenino termina il 20 settembre, mentre la navetta prosegue fino all’11 ottobre.
Saùch si trova già intorno ai 1.700 metri e le cascatelle sfiorano i 2.000. Anche in una mattina calda è utile portare uno strato antivento, una protezione dalla pioggia e un cambio asciutto per i bambini. Sopra Ciampiè il percorso alterna zone aperte e brevi tratti nel bosco, quindi servono anche crema solare, cappello e acqua. Prima di partire conviene controllare il meteo della Val di Fassa e, se sono previsti temporali pomeridiani, mettersi in cammino al mattino.
Si può dormire in tenda in Val San Nicolò?
Fuori dalle strutture autorizzate, la normativa provinciale vieta il campeggio. È prevista soltanto una limitata eccezione per un singolo insediamento occasionale, della durata massima di ventiquattro ore e in una zona priva di divieti specifici. Restano da rispettare le disposizioni comunali, gli eventuali vincoli locali e la volontà del proprietario del terreno.
Per una normale visita, soprattutto con bambini, conviene pernottare in un campeggio autorizzato nel fondovalle e raggiungere la Val San Nicolò durante il giorno. Chi affronta un itinerario di più giorni deve verificare in anticipo le regole con il Comune o l’ufficio turistico e controllare l’apertura dei rifugi.
Altre escursioni in Val San Nicolò e dintorni
I percorsi di trekking, più o meno impegnativi, non mancano certo in Val San Nicolò e nelle zone limitrofe. Di seguito ne descriviamo alcuni.
Dalle Cascate al Passo San Nicolò
Poco prima della Baita alle Cascate, in zona Ciamp, il sentiero con segnavia 608 sale verso il Passo San Nicolò e l’omonimo rifugio, costruito nel 1974 presso Col Ombert, su una sella panoramica a circa 2.340 metri di quota. Da qui comincia un’escursione di montagna, con caratteristiche molto diverse dalla passeggiata facile del fondovalle.
Dal bivio il percorso entra per buona parte nel bosco e guadagna quota in modo più deciso. Da Saùch bisogna mettere in conto circa due ore o due ore e mezza, in base al ritmo di cammino; dal settore delle cascatelle resta normalmente più di un’ora di salita, senza contare le soste e il ritorno. Chi vuole raggiungere il passo deve quindi prevederlo fin dalla partenza.
Il sentiero richiede scarpe con suola adatta, acqua, protezione dal sole e uno strato caldo; il passeggino resta escluso. Non è una prosecuzione da passeggiata facile: quota, dislivello e durata richiedono persone già abituate a sentieri ripidi di montagna. Con nebbia, temporali in sviluppo o stanchezza è opportuno fermarsi alle cascatelle.
Il Rifugio Passo San Nicolò è raggiungibile esclusivamente a piedi dalla Val San Nicolò, dalla Val Contrin o dal Ciampac e dispone di 24 posti letto in camerata. Dalla sella il panorama comprende Marmolada, Catinaccio, Sella, Pordoi e gruppo dei Monzoni; guardando verso il basso si legge l’intero sviluppo della Val San Nicolò che si è appena percorso. Apertura, ristorazione e possibilità di pernottamento vanno concordate direttamente con il rifugio prima della salita.
Lago di Lagusel e Sella Palacia
L’anello parte dal fondovalle in località Saùch e sale sul sentiero 640 verso la conca del Lago di Lagusel. Lasciati alle spalle i prati più aperti, si guadagna quota fino al piccolo lago alpino.
Dal Lagusel il sentiero 641 continua verso la Sela da la Palacia, il toponimo ladino della Sella Palacia, posta a circa 2.260 metri. La discesa è ripida, raggiunge la zona della Baita alle Cascate e rientra a Saùch lungo il fondovalle. Per completare l’anello servono passo sicuro, capacità di orientarsi ai bivi e condizioni stabili.
Malga Monzoni e Rifugio Taramelli
Questo percorso entra nella Val Monzoni, una valle laterale meno conosciuta, dall’aspetto più selvaggio e con una storia mineralogica di grande rilievo. I Monzoni sono studiati sin dall’Ottocento e il rifugio della valle porta il nome del geologo Torquato Taramelli.
Da Vidor si segue la strada verso Malga Crocifisso; presso la Cappella del Crocifisso il bivio a destra entra in Val Monzoni sul segnavia 603. Lungo il cammino si incontra la forra dei Monzoni, profondamente incisa dal torrente, poi la strada raggiunge Malga Monzoni e prosegue attraverso un bosco di larici.
Il Rifugio Taramelli si trova a 2.040 metri di quota e dispone di 12 posti letto. È un rifugio ultracentenario e conserva l’originaria struttura «a cubo» dei primi rifugi della SAT. Da Malga Crocifisso si seguono la strada forestale e il sentiero 603, mettendo in conto circa un’ora e trenta; fra Malga Crocifisso e Malga Monzoni può essere attivo un servizio navetta stagionale.
Dal Taramelli si può continuare sul sentiero 604, superare il Ruf de le Sele e raggiungere il Léch da le Sele, il Lago delle Selle, tenendo conto della quota aggiuntiva e del tempo necessario per tornare a valle.
Altri percorsi in Val San Nicolò
Sono ancora molti i percorsi che collegano la Val San Nicolò ad altri siti e rifugi degni di nota. Per scegliere il tracciato è utile consultare la cartografia escursionistica della Val di Fassa, sulla quale sono riportati i sentieri 608, 615, 615B, 640 e 641. Per le traversate verso il Passo San Nicolò o il Taramelli, condizioni e aperture dei punti d’appoggio vanno definite prima di entrare sui percorsi alti.
Dove soggiornare per visitare la Val San Nicolò
Concludiamo questo articolo con qualche indicazione su dove soggiornare a Pozza di Fassa, per poter esplorare in tutta calma la Val San Nicolò e i suoi dintorni.
Pozza di Fassa è infatti la frazione più vicina alla Val San Nicolò ed è anche una località turistica molto piacevole, grazie al suo centro, alla presenza delle acque termali e a monumenti di pregio come la Chiesa di San Lorenzo di Pera, con il suo campanile gotico.
Edificata alla fine del Cinquecento in stile tardogotico, la Chiesa di San Lorenzo conserva affreschi di Francesco Bernard, detto Franzeleto, e un altare a portelle di Giorgio da Pozza. Il campanile è gotico e mantenne il classico cipollone fino al 1890. Da vedere anche la Torn di Pozza, costruzione quadrangolare con feritoie datata fra il XV e il XVI secolo, unico esempio di antica fortificazione conservato in Val di Fassa.
Per visitare la valle con i bambini può essere comodo dormire nella zona di Meida o vicino a Vidor, così da raggiungere presto il parcheggio e la navetta. Dal centro di Pozza si può partire direttamente con il trenino e avere negozi e servizi a pochi passi. Gli appartamenti danno maggiore autonomia negli orari, mentre hotel e strutture con mezza pensione riducono l’organizzazione dei pasti.
Dormendo a Pozza di Fassa si raggiungono Vidor, il parcheggio e la navetta senza aggiungere un lungo trasferimento al mattino. Nel resto della Val di Fassa si trovano hotel, appartamenti, rifugi, garnì, agriturismi, campeggi e bed and breakfast: il portale ufficiale degli alloggi permette di confrontare le diverse categorie. Per partenze ravvicinate o disponibilità dell’ultimo momento ci si può rivolgere anche all’ufficio turistico di Pozza, che assiste nella ricerca di camere, appartamenti e campeggi.
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